L'immobiliare vuole rialzare la testa
Negli Stati Uniti si registra un aumento delle vendite. Ma gli analisti invitano
a essere prudenti a causa dei tassi.
Marco Caprotti | 01/04/2008
L’immobiliare fa fatica a uscire dal tunnel. Nell’ultimo mese (fino
al primo aprile e calcolato in euro) l’indice Msci mondiale del settore
ha perso circa il 4,5%. Ma nei mercati di riferimento del settore – segnatamente
quello americano e inglese – qualche segnale inizia a vedersi. E’
ancora presto, precisano tuttavia gli esperti, per lanciarsi sui titoli del
mattone. Le incognite legate alla crisi dei mutui americani subprime, all’inflazione
e a una possibile recessione degli Stati Uniti sono ancora troppe e non si sa
quanto dureranno.
Ma se il movimento che si nota in questi giorni non è un fuoco di paglia, sul mercato potrebbe tornare un po’ di quella fiducia che si va cercando da ormai otto mesi. Secondo la National Association of Realtors (Nar, l’Associazione americana dei costruttori di case) a marzo le vendite di case esistenti sono cresciute di quasi il 3% rispetto al mese precedente. Si tratta del primo risultato positivo da luglio dell’anno scorso. La notizia, sottolineano dalla Nar è sicuramente positiva, soprattutto se verrà confermata dai prossimi dati mensili. Uno degli elementi confortanti è che gli acquirenti stanno trovando meno difficoltà ad accedere ai finanziamenti. “Se i mutui sono disponibili e i compratori hanno fiducia nel valore delle case, allora compreranno più facilmente” spiega un report della società di consulenza immobiliare Miller Samuel. “La crescita delle vendite indica che nel secondo semestre i prezzi potrebbero aumentare. Da quando le vendite iniziano a salire ci vogliono dai tre ai sei mesi per vedere l’effetto sui prezzi”.
Molto dipenderà da come si svilupperà il mercato del lavoro. Un aumento degli occupati, infatti, creerebbe nuovi potenziali acquirenti. Più difficile la situazione in Europa. Secondo uno studio della società di brokeraggio immobiliare Knight Frank a Londra i prezzi delle abitazioni di lusso (quelle che hanno un costo superiore ai due milioni di sterline) a marzo sono cresciuti dello 0,1%. Si tratta del progresso più lento degli ultimi quattro mesi. A livello annuale il dato è +20%, l’incremento più basso da giugno 2006. Questi numeri preoccupano anche a livello continentale. Dal punto di vista del mattone, infatti, Londra anticipa di circa un anno quello che succederà poi nel resto d’Europa. Il problema, spiegano gli esperti, è legato, anche qui, alle crisi dei subprime americani. Molte banche sono costrette a svalutare asset e a tagliare posti di lavoro. Secondo la Confederazione britannica dell’industria, le banche, e più in generale le società finanziarie, nei prossimi tre anni manderanno a casa circa 11mila persone. In una situazione del genere banchieri e gestori hanno poca voglia di spendere per comprarsi una casa di lusso. La nota positiva, dicono gli analisti, è che questo dovrebbe essere il momento più grave della crisi del mattone a cui seguirà (anche se non si sa quando) una ripresa.
Dal punto di vista operativo gli analisti consigliano prudenza. “In un momento di alta inflazione come quello che sta attraversando soprattutto l’Europa è possibile un rialzo dei tassi che renderebbe troppo oneroso indebitarsi per comprare immobili”, scrive in un report Christopher Davies di Morningstar. “Di conseguenza ci saranno riflessi anche sul valore dei titoli del settore. Meglio aspettare di avere le idee più chiare su quello che succederà a livello finanziario”.